La paglia italiana, l'agricoltura, l'ingegneria e l'energia. Un incredibile potenziale inespresso nel caso studio della provincia di Pisa


"Divano" di paglia a Fior di Città 2016 Pisa
 

La crisi del settore cerealicolo in Italia, con la scarsa redditività della granella, si accompagna a quella della paglia che viene oggi considerata un materiale di scarto della filiera.
Infatti, lo scarso reimpiego della paglia per esigenze agronomiche e zootecniche ha determinato una contrazione del mercato della paglia con oscillanti quotazioni economiche, rafforzate da modeste prospettive di convenienza nelle fasi di raccolta e post-raccolta. 
 
Si rende pertanto necessario, soprattutto nella peculiarità della realtà toscana, valorizzare da un punto di vista economico ed ambientale, questo importante co-prodotto, al fine di aumentare la redditività e consolidare la filiera al pari di quello che sta avvenendo in alcuni paesi europei.

Molte aziende agricole situate nella pianura litoranea della provincia di Pisa, ad indirizzo cerealicolo-industriale, vedono sempre di più ridursi i propri margini di redditività a causa delle forti oscillazione di resa, della volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine e dell’aumento dei costi variabili.

Nelle provincie di Pisa, Livorno e Firenze secondo i dati ISTAT (2007) la biomassa lignocellulosica potenzialmente disponibile è pari a circa 280.000 tonnellate di sostanza secca, costituita per circa 2/3 da residui di colture erbacee in particolare cerealicole (circa 186.000 tonnellate), e per il restante da materiale legnoso. In Toscana nell’anno 2015 la coltivazione dei cereali ha occupato una superficie di circa 129000 ettari (16% della SAU regionale). Per quanto riguarda la sola provincia di Pisa dato che la superficie coltivata a cereali corrisponde a circa 40.000 ettari (secondo dati PAC 2014) e che la resa in paglia è prudenzialmente stimabile in 20 quintali per ettaro, la paglia disponibile nella provincia di Pisa è quantificabile in 80.000 tonnellate annue.

Il GESAAF dell'Università di Firenze ha svolto una analisi/sondaggio delle aziende ubicate nelle province di Grosseto, Arezzo e Siena (337 risposte complessive) e delle aziende della provincia di Firenze (63), Livorno (48) e Pisa (43). Con riferimento all’effettiva produzione di paglia nell’anno 2013, solo 240 aziende del campione hanno dichiarato di raccoglierla, 277 di non raccoglierla e 7 non hanno risposto. Ciò a dimostrazione di come la paglia, da sottoprodotto remunerato della filiera cerealicola con destinazione prevalentemente zootecnica, stia diventando un problema in termini economici (costi elevati nelle fasi di raccolta e post-raccolta), ambientali (bruciatura in campo) ed agronomici (trinciatura e interramento).

In particolare, l'ipotesi progettuale principale/prioritaria del gruppo operativo è la valorizzazione della paglia, proveniente dagli steli di graminacee (grano duro, grano tenero, farro, orzo, avena).

La paglia (proveniente dagli steli di gramineae: grano duro, grano tenero, farro, orzo, avena) è un materiale salubre, biocompatibile ed ecosostenibile, con elevata inerzia termica, altamente igroscopico e ottimo regolatore dell'umidità. I suoi steli cavi con molta presenza di aria la rendono adatta all'uso come materiale isolante in edilizia. E' anche inattaccabile dai parassiti, non provoca allergie, contiene silice e, se pressata, è non infiammabile.ù

Inoltre la paglia sequestra la CO2 andando quindi a contrastare i cambiamenti climatici è interamente riciclabile rispettando quindi la “piramide” della gestione dei rifiuti (Direttiva europea 2008/98/CE). 
Da almeno due secoli è conosciuta in ambito edile e per questo le varie possibilità d'uso di seguito elencate possono essere implementate e innovate:
a) in ballette o sminuzzata , per la sua capacità isolante, può essere usata nel primo caso come muratura, o tamponamento, o elemento per cappotti termici;
b) nel secondo caso, in alternativa alla fibra di cellulosa, insufflata in pareti o controsoffitti di edifici esistenti;
c) legata in pannelli per realizzare controsoffitti o cappotti termici ed acustici (questa tipologia è nota dal 1920 ma è prodotta solamente in Australia);
d) pressata in pannelli e rifinita all'esterno con cartone per tramezzature come alternativa al cartongesso (questa tipologia risale al 1932 ed ha una maggiore resistenza e versatilità d'uso ma attualmente viene prodotta in repubblica Ceca)
e) pressata in pannelli e compattata con collanti ecologici è una ottima alternativa ai pannelli di truciolare o OSB con numerose applicazioni sia per le costruzioni edili che per la decorazione di interni, l'arredamento e la pavimentazione. Nonostante la variabilità d'uso anche in settori non propriamente edili questa tipologia attualmente è prodotta in Cina con scarso riscontro del mercato.

Inoltre, uno dei principali vantaggi dell'uso della paglia nelle costruzioni, sia per l'aspetto ambientale e per quello economico, è dato dalla possibilità di disporre di materiale a "km0".
Al fine di non perdere gran parte di questi benefici economici e ambientali, la paglia deve poter essere utilizzata nelle costruzioni così come proviene dalla raccolta senza subire ulteriori trattamenti, o almeno limitando questi ultimi al minimo indispensabile. Tuttavia, in questo modo si avranno a disposizione balle di paglia che di volta in volta possono avere caratteristiche molto diverse, principalmente in funzione della zona di coltivazione, delle condizioni climatiche dell'annata, delle modalità di raccolta, della specie e della varietà del cereale. Pertanto, per conoscere i valori fisico-meccanici caratteristici da adottare nella effettiva progettazione locale di edifici (UNI, 1994), è necessario che essi possano essere determinati, di volta in volta, utilizzando attrezzature e metodi relativamente semplici ed economici, e facilmente riproducibili in prossimità della zona di utilizzazione.

Materiali edili realizzati con la paglia possono ottenere la certificazione ANAB-ICEA per la bioedilizia ed essendo esenti da formaldeide possono essere accettati nel protocollo di certificazione Casa Clima Nature, che è un protocollo che permette di valutare e certificare un edificio non solo dal punto di vista dell´efficienza energetica, ma anche rispetto agli impatti sull´ambiente e sulla salute e benessere delle persone.

Tutte queste tecnologie e soluzioni possono rientrare nell'ottica dell' “agritettura”, una fusione non limitatamente linguistica tra agricoltura e architettura, che va oltre il concetto di bioedilizia e che propone una vera e propria “coltivazione” della casa, utilizzando in edilizia e architettura sottoprodotti di origine agricola non andando a incidere né nella produzione food né in quella feed.

La balla tal quale può anche essere usata come fonte di energia rinnovabile come indica l'esperienza decennale danese (e in generale dei paesi del nord) in questo ambito. La paglia ha un potere calorifico inferiore (P.C.I.) pari a 4100 kCal/Kg e che la rende una buona soluzione per la produzione di energia termica ed elettrica in impianti di dimensioni medio-grandi. Le aziende agricole locali possono utilizzare le ceneri dell'impianto come fertilizzanti andando a chiudere il ciclo. Piccole centrali di microcogenerazione alimentate a paglia potrebbero fornire energia elettrica e termica alle aziende conciarie del distretto del cuoio della provincia di Pisa (aventi un alto fabbisogno termico) e andare a sostituire caldaie molto più inquinanti come quelle alimentate a BTZ. Dal punto di vista ambientale, è importante ricordare che l'utilizzo come biomassa per la produzione di energia, implica inevitabilmente il rilascio nell’atmosfera della CO2 accumulata in fase di crescita, e quindi la perdita del suo valore di “Carbon Sink”: 1.00 tonnellata di paglia produce, quando brucia, circa 1.35 tonnellate di CO2 (Behzad Sodagar et al., 2011).

Inoltre data la passata vocazione della città di Cascina a “Città del Mobile” sarebbe possibile rilanciarla con la produzione di mobili a chilometro zero, mobili prodotti da pannelli di paglia compressa (tipo OSSB [Oriented Structural Straw Board] ) raccolta nella zona, senza dover importare legno estero o andare a tagliare i boschi nazionali, cosa che potrebbe avvenire anche nelle altre città del “Distretto del Mobile” della Provincia di Pisa e della Toscana.